LA PIU' FORTE
INFERNI/INTERNI
da AUGUST STRINDBERG
ANNO 2004
"I creditori", "Paria" e "La più forte" costituiscono un trittico di atti unici con cui August Strindberg (1849-1912) inaugura a Copenhagen, nel 1889, un proprio teatro sperimentale denominato Den Skandinaviska Försökstetren e fanno parte di un nostro progetto di ricerca intorno al grande drammaturgo svedese che abbiamo denominato INFERNI/INTERNI. Siamo partiti dagli atti unici perchè costituiscono un momento nella vastissima produzione strindberghiana, che possiamo datare intorno al 1888/89, in cui prende avvio quell'inesauribile smania di sperimentazione che attraversò febbrilmente tutta la vita del nostro autore.
L'atto unico, dunque, diventa la "formula" che Strindberg adotta per una comunicazione "breve ed espressiva" in cui condensare la miscela esplosiva di quei temi che ossessivamente accompagnano tutta la sua produzione: il combattimento dei cervelli fino all'omicidio psichico e lo scontro tra i sessi, che pone alla ribalta la "questione femminile".
Ne "La più forte"(1888/89) vi sono una signora ed una signorina in scena: una parla e l'altra tace. E' la vigilia di Natale. In un caffè si incontrano due donne, attrici, amiche. Amelie sta silenziosa ad ascoltare lo sfogo della signora X che vorrebbe interloquire con lei a proposito della fedeltà del marito che si scopre essere stato amante di Amelie stessa.
"La più forte" è un dramma della gelosia tra due donne. La forma del monologo che Strindberg adotta in questo atto unico, la situazione che si configura tra i personaggi, ci hanno richiamato alla memoria Winnie, protagonista femminile in "Giorni felici" di Samuel Beckett, per quel tono di disperata solitudine che alla fine intrappola entrambe le protagoniste del testo strindberghiano. Un altro inferno dove risulta arduo individuare vincitori.
La lettura di Strindberg che noi proponiamo col progetto INFERNI/INTERNI fa leva su un linguaggio grottesco con riferimenti simbolici particolarmente accentuato ne "I creditori" al fine di evidenziare la crudeltà che governa le relazioni dei personaggi. La messinscena sottolinea la mostruosità del personaggio femminile, Tekla, che alterna un volto di santa ad uno di prostituta e si aggira e fiuta come belva nella gabbia del proprio hortus conclusus; mostra Adolf nel suo burattinesco atteggiamento di succube nei confronti di Gustav e Tekla e rende manifesto il cinismo diabolico di Gustav nel portare a compimento il proprio piano distruttivo fino all'apparizione dei turisti, gli altri, l'inferno.
Regia: MARCO PANIZZA
Musiche: CLAUDIO CAVALLI
Costumi: ROSSANA TAGLIATI
Mschere: CLAUDIO CAVALLI
interpreti: Francesca Canossa, Giulia Boschi.
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