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fotogruppoAvete mai osservato un bambino mentre gioca?

Armeggia con oggetti a cui dà la parola, compie operazioni che spesso a noi osservatori risultano incomprensibili, emette suoni per sottolineare una storia che appare tutt'altro che lineare, smonta aggeggi di qualsiasi tipo per trasformarli in chissà quali mostri, sventra orsetti che ha appena terminato di accarezzare e proteggere.
E l'atteggiamento? Serietà e concentrazione, serietà e determinazione, serietà e decisione. Così conosce il mondo, così cresce, così misura i propri sentimenti, le proprie paure, così gioca.

Il teatro ha a che fare con questa serietà, con questo piacere, con questi conflitti, guai a dimenticarsene. Il teatro è un'intermittenza, una pausa della quotidianità, un luogo che nella separatezza del temenos ci fa riscoprire una comune origine.

 "TEMENOS", che allude ad un "recinto sacro", è diventato così il nome che riunisce in un progetto comune due realtà teatrali: "OLTRE IL SIPARIO" e "TEATRO BLEU", gruppi che nonostante il salto generazionale che li distingue, ritrovano motivi comuni nel proprio percorso artistico. Per entrambi sta alla base una ricerca sul "comico" che li ha visti spaziare dalla Commedia dell'Arte al mimo, dal cabaret ad una ricerca sempre più approfondita sul "grottesco". Da qui si dipana il percorso laboratoriale che ha visto le produzioni di spettacoli come "Girotondo" da Arthur Schnitzler," Cechoville" racconti da Anton Cechov, "La tana di Babele" da Kafka, Vari atti unici di August Strindberg, "l'accordo" di Bertolt Brecht e diverse letture e collaborazioni con poeti quali Alberto Cappi e Giuliana Maglia. Irrinunciabile ormai appare il confronto con i linguaggi della scena che hanno segnato il '900 prediligendo quelle scritture che richiamano l'invisibile.


una definizioneQuesta presentazione risale a circa otto anni fa: quelle intuizioni e quelle linee programmatiche hanno contraddistinto l'operato di Temenos di questi anni duemila.
Dal 2007 il gruppo inizia una sperimentazione che coinvolge operatori, volontari e utenti dei servizi psichiatrici . Si delineano nuovi percorsi che richiamano le nostre origini e l'immagine di quel bambino che gioca ritorna nell'incanto dei suoi gesti. Da questo incanto riparte sempre il teatro per tracciare un cammino dove accadono incontri,dove storie diverse si incrociano e distanze impensabili si annullano. Ogni confine è messo in questione, ogni certezza traballa. Il teatro nella sua azione destabilizzante crea le condizioni affinché le relazioni tra le persone superino ogni fondamento e lascino scaturire le emozioni: come i gesti di quel bimbo che gioca,o meglio, che danza. Ancora.